Mimetismo

Con il termine mimetismo (che dal greco mimetizo significa imitazione) si indica il fenomeno per cui un animale assume forma, colori e comportamenti tali da risultare simile a parti dell’ambiente in cui vive o ad un altro animale.
Innumerevoli sono gli esempi di mimetismo che vengono offerti dalle diverse specie animali, da piccoli Invertebrati ai Mammiferi più evoluti.
Generalmente si distinguono tre tipologie di mimetismo, il criptico, il batesiano ed il mülleriano. Nel mimetismo criptico (dal greco cryptos: nascosto) l’animale si “nasconde” per sfuggire ai predatori assumendo un colore (omocromia) o una morfologia (omomorfia) che lo rendono difficilmente individuabile nell’ambiente circostante; il successo di questa strategia è assicurato anche da particolari comportamenti dell’animale tra i quali il restare immobile o muoversi molto lentamente. Un’importante soluzione mimetica è l’obliterazione dell’occhio, che essendo un organo per sua natura molto sensibile è particolarmente adatto a rivelare la presenza dell’animale. Tra i pesci un esempio di mimetismo criptico viene da molte specie pelagiche che possiedono colorazione azzurra sul lato dorsale ed argentea su quello ventrale in modo da apparire -se visti dall’alto- dello stesso colore dell’acqua di mare, mentre -se visti dal basso- hanno il colore della superficie dell’acqua.
Il mimetismo batesiano (da Henry Bates, il naturalista inglese che nel secolo scorso osservò e descrisse per primo i meccanismi di questa efficace tecnica di sopravvivenza negli insetti), si ha quando una specie innocua o appetibile è protetta dalla sua somiglianza con una specie nociva o non appetibile. Straordinario esempio viene da piccoli ditteri (Sirifidi) che grazie a un torace a bande gialle e nere vengono facilmente confusi con api e vespe.
Al contrario nel mimetismo mülleriano (da Fritz Mulller, zoologo tedesco che nella sua opera “Fur Darwin” discute anche di questo fenomeno) una caratteristica vantaggiosa viene “copiata” da altre specie. In particolare, due o più specie non appetibili o tossiche adottano una colorazione vivace che avverte i nemici della propria pericolosità. Uno dei più spettacolari esempi di questo tipo di mimetismo è quello osservato in alcune specie di farfalle (Heliconius melpomene e H. erato) che vivono in America centrale e meridionale. Entrambe non appetibili, vivono in simpatria su una vasta area geografica, sono molto simili tra loro, differenziandosi solo in base al numero di macchie rosse presenti sul lato ventrale delle ali posteriori (che è pari a tre in melpomene e a quattro in erato); esse tuttavia si distinguono per il differente e forte odore che emanano e sembra che il riconoscimento tra i membri della stessa specie si basi proprio su questi diversi segnali chimici.
La complessa strategia adattativa del mimetismo si è affermata nel corso dell’evoluzione in quanto essa implica una coevoluzione preda-predatore, tuttora non del tutto chiara e ancora oggetto di studio.

Bibliografia:
BRUM G., MCKANE M., KARP G., 1996. Biologia, Zanichelli Editore, Bologna, pp. 1106.
WARD P., 1979. Il mimetismo animale, De Agostini, Novara, 135 pp.

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