Chlamys scabrella

Chlamys scabrella
Phylum:
Mollusca
Classe:
Bivalvia
Ordine:
Pterioida
Famiglia:
Pectinidae
Località:
Conca Morta, Cusano Mutri, Benevento, Campania, Italia
Età: Miocene: Langhiano - Serravalliano
Collezione: Molluschi di Cusano
N. Catalogo: 5813

Chlamys scabrella, Miocene di Cusano Mutri, Benevento. N. Catalogo: 5813

Chlamys scabrella, Miocene di Cusano Mutri, Benevento. Numero di Catalogo: 5813

Blocco di roccia calcarenitica contenente tre esemplari della specie Chlamys scabrella, mollusco bivalve della famiglia Pectinidae. Le orecchiette, espansioni della cerniera disodonte, non sono visibili in quanto coperte dalla matrice rocciosa. Tale condizione non consente di stabilire se le valve siano valve destre o, al contrario, sinistre. Il guscio è attraversato da ornamentazioni radiali rappresentate da 16 coste, ben marcate e con margine arrotondato.
La specie Chlamys scabrella è ampiamente diffusa nei terreni di età compresa tra il Burdigaliano e il Pliocene del Mediterraneo.
Il reperto fa parte di una ricca fauna a molluschi bivalvi proveniente dalle calcareniti di età miocenica della Formazione di Cusano, affioranti nel circondario di Cusano Mutri, comune ubicato nel Matese sud-orientale. Il maggior numero di individui appartiene alla specie Chlamys scabrella a cui si associano, in quantità inferiore, quelli di Ostrea lamellosa.
La fauna a bivalvi fa parte di una Collezione, di circa 80 esemplari, che il Museo di Paleontologia acquisì in tempi diversi ad opera di vari ricercatori. Alcuni degli esemplari, presenti nella raccolta, furono riuniti dal naturalista Oronzo Gabriele Costa.
Il primo autore in ordine di tempo a segnalare l’esistenza di una formazione con pettinidi al di sopra dei terreni in cui si trovano abbondanti resti di pesci fossili è il geologo Scipione Breislak, nel 1798. Tuttavia, mentre i calcari a pesci fossili hanno da sempre suscitato l’interesse di numerosi geologi e paleontologici, i sovrastanti calcari di età miocenica non hanno riscosso grande interesse anche se famosi per la bellissima pietra ornamentale che da essi si ricava.
Noti sin dall’epoca storica furono largamente utilizzati in epoca romana nei siti archeologici di Pompei, Minturno, Cassino per la realizzazione delle colonne dei fori, dei fregi e dei bassorilievi.
Le stesse pavimentazioni delle strade consolari Appia e Casilina furono realizzate alternando lastre scure di pietra lavica a lastre bianche di Pietra di Cusano.

Bibliografia:
BARBERA C., 1979. Lamellibranchi miocenici della “Formazione di Cusano” (Selli, 1957) provenienti da Cusano Mutri (Matese orientale, Benevento). Boll. Soc. Natur., 88, pp. 193-211, tab. 1, tavv. 4, Napoli.
BREISLAK S., 1798, Topografia Fisica della Campania, vol. in 8°, pp.XII +368, tav. 1, Firenze.

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