Coelodus costai

Coelodus costai
Phylum:
Chordata
Classe:
Osteichtyes
Ordine:
Halecostomi
Famiglia:
Pycnodontidae
Località:
Capo d’Orlando, Castellammare di Stabia, Napoli, Campania, Italia
Età: Cretacico inferiore: Barremiano
Collezione: Ittioliti di Castellammare di Stabia
N. Catalogo: 652

Coelodus costai, cretacico inferiore di Castellammare di Stabia, Napoli. N. Catalogo: 652

Coelodus costai, cretacico inferiore di Castellammare di Stabia, Napoli. N. Catalogo: 652

Specie con corpo di forma tondeggiante e discoidale. La dentatura è rappresentata da denti appiattiti atti alla triturazione. Questo tipo di dentatura lascia supporre che essi fossero pesci predatori tipici delle barriere coralline dove vivevano nutrendosi di gusci di molluschi e di coralli.
Nella collezione custodita nel Museo di Paleontologia la specie è presente con 5 esemplari interi e uno frammentario, privo della pinna caudale. La lunghezza dei vari individui varia tra i 10 ai 12 centimetri e l’ altezza complessiva oscilla tra i 6 e i 7 centimetri.
La bocca, situata molto in basso, è munita di denti inferiori a disposizione caotica, mentre quelli superiori sono disposti in tre serie per ciascun lato: nella serie più interna sono presenti sette o otto denti più grandi; nella seconda fila tredici o quattordici, nella terza fila, se ne contano circa quindici, molto più piccoli e di forma rotondeggiante. Tutto l’apparato dentario si conclude con quattro incisivi a superficie liscia, situati all’estremità della bocca.
L’asse vertebrale decorre rettilineo per circa due terzi della lunghezza dell’animale e piega in su nell’ultimo tratto. Delle pinne ventrali, molto delicate, non rimangono tracce mentre, la pinna dorsale, è costituita da 46 raggi fittamente articolati. La pinna caudale è invece costituita da 36 raggi. Rappresenta uno degli esemplari più frequenti nella tanatocenosi di Castellammare di Stabia.
Lo stato di conservazione dei reperti presenti in Collezione, spesso con le ossa in perfetta connessione anatomica, consente di ipotizzare che questi antichi pesci vivessero in un ambiente di laguna costiera caratterizzata da acque a bassa salinità e ridotta energia cinetica. Tale ipotesi, è avvalorata dall’anatomia dei fossili (capo molto appiattito lateralmente e apparati masticatori con denti emisferici) del tutto simile a quella dei pesci che ancora oggi vivono in ambienti lagunari e si nutrono di vegetali e piccole prede.
In quest’ambiente, affine alle attuali lagune tropicali, questi pesci nuotavano circa 115 milioni d’anni fa; una volta morti i loro corpi si sono adagiati sul morbido e calmo fondale di sedimento carbonatico e velocemente sono stati ricoperti e sepolti in condizioni di forte anossia.
Queste particolari condizioni hanno evitato che le spoglie fossero divorate dall’azione dei saprofagi o distrutte della corrente. Si sono così create le condizioni ideali per una perfetta fossilizzazione.

Bibliografia:
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BARATTOLO F., dEL RE M. C., 1999. Il Museo di Paleontologia. In: FRATTA A. (a cura), I Musei scientifici dell’Università di Napoli Federico II, pp. 261- 317, 33 figg., Fridericiana Editrice Universitaria, Napoli.
BASSANI F., D’ERASMO G., 1912. La ittiofauna del calcare cretacico di Capo d’Orlando presso Castellammare (Napoli). Mem. Soc. Ital. Scienze; 17, pp. 185-243, 15 figg., 6 tavv., Roma.
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COSTA O. G., 1866. Studi sopra i terreni ad Ittioliti delle provincie meridionali d’Italia. Parte 3: Castellammare. Atti Acc. Sc. Fis. Mat.; s1,3, pp. 1-30, 2 tavv., Napoli.
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