Lepidotes minor

Lepidotes minor
Phylum
: Chordata
Classe:
Osteichtyes
Ordine:
Semionotiformes
Famiglia:
Semionotidae
Località:
Capo d’Orlando, Castellammare di Stabia, Napoli, Campania, Italia
Età:
Cretacico inferiore: Barremiano.
Collezione:
Ittioliti di Castellammare di Stabia
N. Catalogo:
677

Lepidotes minor. Cretacico inferiore di Castellammare di Stabia, Napoli. Catalogo: 677

Lepidotes minor. Cretacico inferiore di Castellammare di Stabia, Napoli. Catalogo: 677

L’esemplare, della lunghezza di 17 cm e di 7 cm di larghezza, in ottimo stato di conservazione, rappresenta l’unico individuo di questa specie ritrovato nella zona. Il corpo di forma fusiforme si presenta allungato ed il tronco è completamente rivestito da robuste scaglie ganoidi, che si dispongono in serie, leggermente oblique. Esse sono tutte a superficie liscia, di forma e dimensioni variabili a seconda della loro posizione nelle differenti regioni del corpo. L’apertura boccale è ampia e il muso acuto. Al di sotto della mascella superiore è possibile osservare cinque piccoli denti, di forma cilindrica.
Le pinne pettorali, provviste di cinque fulcri, presentano sette o otto raggi divisi all’estremità. Le pinne ventrali, al contrario non si sono conservate. La pinna dorsale si presenta in cattivo stato di conservazione e di essa sono visibili solo tracce di raggi molto frammentari.
Il reperto proviene dalla successione stratigrafica di età cretacica che affiora lungo la costa, in maniera piuttosto continua, tra le città di Castellammare e Vico Equense, presso la Torre di Sergio in località Capo d’Orlando.
Fa parte della Collezione di Ittioliti di Castellammare di Stabia costituita da un centinaio di esemplari venuti alla luce, in massima parte, nel 1848, durante i lavori di sbancamento per la costruzione della strada statale sorrentina.
Lo stato di conservazione dei reperti presenti in Collezione, spesso con le ossa in perfetta connessione anatomica, consente di ipotizzare che questi antichi pesci vivessero in un ambiente di laguna costiera caratterizzata da acque a bassa salinità e ridotta energia cinetica. Tale ipotesi, è avvalorata dall’anatomia dei fossili (capo molto appiattito lateralmente e apparati masticatori con denti emisferici) del tutto simile a quella dei pesci che ancora oggi vivono in ambienti lagunari e si nutrono di vegetali e piccole prede.
In quest’ambiente, affine alle attuali lagune tropicali, questi pesci nuotavano circa 115 milioni d’anni fa; una volta morti i loro corpi si sono adagiati sul morbido e calmo fondale di sedimento carbonatico e velocemente sono stati ricoperti e sepolti in condizioni di forte anossia.
Queste particolari condizioni hanno evitato che le spoglie fossero divorate dall’azione dei saprofagi o distrutte della corrente. Si sono così create le condizioni ideali per una perfetta fossilizzazione.

Bibliografia:
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BARATTOLO F., dEL RE M. C., 1999. Il Museo di Paleontologia. In: Fratta A (a cura), I Musei scientifici dell’Università di Napoli Federico II, pp. 261- 317, 33 figg., Fridericiana Editrice Universitaria, Napoli.
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