Stemmatodus rhombus

Stemmatodus rhombus
Phylum:
Chordata
Classe:
Osteichtyes
Ordine:
Halecostomi
Famiglia:
Pycnodontidae
Località:
Capo d’Orlando, Castellammare di Stabia, Napoli, Campania, Italia
Età:
Cretacico inferiore: Barremiano
Collezione:
Ittioliti di Castellammare di Stabia
N. Catalogo:
665

Lastra con 4 esemplari di Stemmatodus rhombus. Cretacico inferiore di Castellammare di Stabia, Napoli. N. Catalogo: 665

Lastra con 4 esemplari di Stemmatodus rhombus. Cretacico inferiore di Castellammare di Stabia, Napoli. N. Catalogo: 665

Lastra di 31 per circa 16 centimetri con uno spessore di circa 6 centimetri su cui sono ben visibili, per l’ ottimo stato di conservazione, quattro esemplari di Stemmatodus rhombus.
La specie è caratterizzata da corpo di forma allargata, quasi romboidale. Ben evidenti sono le delicate strutture scheletriche del cranio e del corpo. Ben conservate anche le pinne caudali.
Gli organismi appartenenti a questa specie sono rappresentati da forme di piccole dimensioni che, solitamente, non superano i sei centimetri di lunghezza. La testa, unitamente all’apparato opercolare, occupa poco meno di un terzo della lunghezza totale dell’animale e ciò conferisce all’organismo la forma di un quadrilatero irregolare. Negli esemplari di dimensioni maggiori, l’apertura boccale varia tra i 5 e i 6 millimetri e dalle mascelle sporge la serie longitudinale di denti. Questi, di ridottissime dimensioni (circa mezzo millimetro di diametro), sono di forma rotondeggiante e contigui fra loro.
L’asse vertebrale, che si mantiene diritto per la maggior parte della sua lunghezza, piega verso l’alto nella porzione terminale del corpo.
Negli esemplari in miglior stato di conservazione è possibile contare dodici paia di coste che assieme alle 12 coste dello sterno racchiudono la cavità ventrale. Le pinne pettorali mostrano avanzi di 19 o 22 raggi sottili, mentre non vi è alcuna traccia delle pinne ventrali. La pinna dorsale è costituita da un numero di raggi maggiore (da 33 a 36) di quelli osservabili nella pinna anale (da 30 a 32).
Il reperto, unitamente ad altri 34 reperti appartenenti alla stessa specie, fa parte di una collezione speciale costituita interamente da reperti provenienti dalla località fossilifera di Castellammare di Stabia.

Bibliografia:
BARATTOLO F., dEL RE M. C., 1996. La storia del Museo e le raccolte. In: Il Museo di Paleontologia dell’Università di Napoli. Guida Rapida Electa, Napoli.
BARATTOLO F., dEL RE M. C., 1999. Il Museo di Paleontologia. In: Fratta A. (a cura), I Musei scientifici dell’Università di Napoli Federico II, pp. 261- 317, 33 figg., Fridericiana Editrice Universitaria, Napoli.
BASSANI F., D’ERASMO G., 1912. La ittiofauna del calcare cretacico di Capo d’Orlando presso Castellammare (Napoli). Mem. Soc. Ital. Scienze, 17, pp. 185-243, 15 figg., 6 tavv., Roma.
BRAVI S., DE CASTRO P., 1995. The Cretaceous Fossil Fishes Level of Capo d’Orlando, near Castellammare di Stabia (Na): Biostratigraphy and depositional enviroment, Mem. Sci. Geol., 47, pp. 45-72, Padova.
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COSTA O. G., 1866. Studi sopra i terreni ad Ittioliti delle provincie meridionali d’Italia. Parte 3: Castellammare. Atti Acc. Sc. Fis. Mat., s.1,3, pp. 1-30, 2 tavv., Napoli.
LEUCI G., 1976. La collezione ad Ittioliti di Castellammare di Stabia (Napoli). Atti Accad. Pontaniana, n.s., Volume XXV, pp. 1-25, tavv. 2, Napoli.

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