Evoluzione umana

Crani di Kenyanthropus rudolfensis, Homo erectus pechinensis, Homo sapiens, Collezione Calchi storici, MA 9717, MA 9719, MA 9733

Crani di Kenyanthropus rudolfensis, Homo erectus pechinensis, Homo sapiens, Collezione Calchi storici, MA 9717, MA 9719, MA 9733

L’uomo attuale è il risultato di una storia evolutiva iniziata intorno a sei milioni di anni fa in Africa orientale. L’evoluzione dell’uomo ha comportato tempi molto lunghi, in quanto la trasformazione dell’antenato ancestrale è stata graduale. Nel corso dell’evoluzione, le modificazioni insorte in una parte del corpo di alcuni individui hanno prodotto cambiamenti correlati nelle altre parti, e, soprattutto, le trasformazioni avvenute si sono affermate in quanto conferivano a chi le possedeva un vantaggio adattativo nel contesto naturale del momento.
Quattro possono ritenersi i cambiamenti anatomici critici nell’evoluzione umana: l’acquisizione della postura eretta e il bipedismo, la riduzione dei canini, l’espansione del cervello, l’abilità di confezionare utensili.
Il bipedismo ha conferito ai più antichi antenati dell’uomo enormi potenzialità, tra cui una maggiore possibilità di controllo del territorio. Il raddrizzamento globale del corpo ha favorito anche la liberazione delle mani, innescando nuovi comportamenti come la produzione di manufatti e la caccia. Quest’ultima ha consentito di procurare nuovi e più energetici tipi di cibo, modificando l’alimentazione e, quindi, la dentatura. Correlato al nuovo stile di vita e alla scoperta della scheggiatura della pietra, è iniziato l’ingrandimento e la specializzazione del cervello.
Numerosi studi hanno dimostrato che nel corso dell’evoluzione umana molte specie di ominidi si sono succedute e molte sono convissute negli stessi ambienti prima che la nostra specie risultasse l’unica sopravvissuta.
Nonostante la storia dell’uomo sia cominciata moltissimi anni fa, è ancora oggi in atto un intenso dibattito scientifico su quale specie sia stata alla base della divergenza tra uomini e scimpanzé. Se ne contemplano quattro, Sahelanthropus tchadensis, Orrorin tugenensis e due specie del genere Ardipithecus. Tutti questi fossili “preumani” somigliano molto ad una scimmia antropomorfa. Studiando le loro caratteristiche, alcuni ricercatori hanno sostenuto che questi individui fossero bipedi, sebbene la robustezza delle braccia indichi che erano anche buoni arrampicatori, e che la foresta doveva rappresentare il loro habitat naturale. Un altro aspetto che avvicina a noi questi nostri ipotetici antenati risiede nella dentatura: tutte queste forme presentano, infatti, una riduzione dei canini, che tendono inoltre a consumarsi sulla punta (come avviene nell’uomo), mentre la mandibola conserva una forma ad U, tipica delle scimmie antropomorfe.
Dopo questo primo stadio si registra un vero e proprio cespuglio di specie del genere Australopithecus, convissute nella stessa area geografica. Le australopitecine rappresentano un gruppo estinto di ominidi evolutosi unicamente in Africa a partire da circa 4 milioni di anni fa. Esse erano primati con una statura di circa 1 metro e del peso di circa 35-45 Kg. Rappresentano un ottimo esempio di evoluzione a “mosaico”, per la contemporanea presenza di caratteri evoluti e di tratti più arcaici. Dal ceppo degli Australopiteci hanno avuto origine due ulteriori cespugli evolutivi, quello dei Parantropi, che si è estinto circa un milione di anni fa, e quello del genere Homo. Il processo evolutivo verso il genere Homo si è svolto in Africa in un tempo di circa 4 milioni di anni e solo con Homo ergaster si sono avute le prime migrazioni verso altri continenti. Questa specie ha raggiunto l’Asia dando origine alla specie Homo erectus. Individui appartenenti al genere Homo sono giunti in Europa tra 2-1,5 milioni di anni fa con migrazioni pionieristiche che solo 1 milione di anni fa hanno dato luogo ad un popolamento stabile del continente. I più antichi resti fossili del genere Homo in Europa risalgono a circa 800.000 anni fa e si riferiscono ad H. cepranensis in Italia e ad H. antecessor in Spagna. Successivamente, su tutto il continente si afferma Homo heidelbergensis, poi Homo neanderthalensis ed, infine, Homo sapiens, l’uomo anatomicamente moderno.
Un grande contributo alla comprensione dell’origine della nostra specie è venuto dall’antropologia classica, basata sullo studio dei fossili. Recentemente, l’antropologia molecolare, con gli studi sul DNA antico, ha consentito di ampliare notevolmente le conoscenze nel campo e di risolvere problematiche ancora oggetto di controversia. Questa disciplina ha permesso, ad esempio, di avvalorare definitivamente l’ipotesi “out of Africa”, formulata negli ultimi anni da alcuni scienziati per spiegare l’origine della nostra specie, portando in secondo piano l’ipotesi della “continuità regionale”, suggerita da altri studiosi.
Secondo l’ipotesi “out of Africa”, la specie Homo sapiens si sarebbe originata circa 200.000 anni fa in Africa da un gruppo di individui appartenenti alla specie Homo ergaster. I primi rappresentanti di Homo sapiens sarebbero poi usciti dall’Africa, effettuando una seconda grande migrazione del genere Homo, disperdendosi in Asia e in Europa, senza incrociarsi geneticamente con le popolazioni locali, discendenti dai primi colonizzatori dell’Eurasia. L’ipotesi della “continuità regionale” sosteneva, invece, che i primi rappresentanti di Homo si fossero differenziati in ciascun continente fino allo stadio di Homo sapiens, evolvendosi in Africa a partire da H. ergaster, in Asia da H. erectus ed in Europa da H. antecessor/cepranensis.
Gli studi sul DNA antico hanno dimostrato anche che, differentemente da quanto si supponeva, Homo neanderthalensis e Homo sapiens rappresentano due specie distinte che non si sono mai incrociate geneticamente anche se nel passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore hanno convissuto ed operato alcuni scambi culturali.
Il Museo di Antropologia possiede numerosi calchi di fossili di elevato valore documentario e storico, che vetrina per vetrina illustrano le principali tappe dell’origine e della storia biologica dell’uomo. I fossili originali sono reperti rarissimi, perlopiù conservati nei musei delle poche regioni del mondo dove sono venuti in luce.

Bibliografia:
FEDELE F., a cura di, 1985. Aspetti dell’evoluzione umana. Napoli.
DI VINCENZO F., MANZI G., 2007. L’intricato cespuglio dell’evoluzione umana, in La Scimmia Nuda. Storia Naturale dell’Umanità, Catalogo a cura di Lauro C., Muscio G., Visentini P., 28-33.
MARTINI F., 2008. Archeologia del Paleolitico. Storia e culture dei popoli cacciatori- raccoglitori. Carocci Editore.

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