Genere Australopithecus

Cranio femminile di Australopithecus africanus da Sterkfontein in Sud Africa, Collezione calchi storici, MA 9717, MA 9719, MA 9733

Cranio femminile di Australopithecus africanus da Sterkfontein in Sud Africa, Collezione Calchi storici, MA 9710

Genere estinto, vissuto unicamente in Africa a partire da circa 4 milioni di anni fa. Le australopitecine erano primati con una statura di circa 1 metro e del peso di 35-45 Kg. Rappresentano un ottimo esempio di evoluzione a “mosaico” per la contemporanea presenza di caratteri evoluti e di tratti più arcaici. Le australopitecine furono caratterizzate da adattamenti che fortemente suggeriscono una locomozione bipede. Allo stesso tempo mantennero arti superiori lunghi, falangi ricurve ed altri caratteri più utili alla vita arboricola. Il cranio, di tipo scimmiesco, conteneva un cervello di 350-450 ml, poco più grande di quello di uno scimpanzé, ma nella dentatura mostrano due novità rispetto alle scimmie antropomorfe: una notevole riduzione di incisivi e canini e un aumento dei denti posteriori (premolari e molari).
Gli individui del genere Australopithecus rappresentarono un gruppo di notevole successo con molte specie diffuse nell’Africa sub-sahariana.
Nel corso dell’evoluzione delle australopitecine un notevole cambiamento ambientale risultò fondamentale nell’evoluzione del nostro genere. Tale cambiamento, che interessò l’Africa tra 3 e 2,5 milioni di anni fa, determinò un inaridimento delle regioni poste ad oriente della Rift Valley, dove scomparve la foresta umida, che fu sostituita da una boscaglia rada e da savana. L’ambiente di savana favorì l’affermarsi di due differenti stili di vita, legati a due diversi modi di procurarsi il cibo. I nuovi stili di vita generarono la divergenza di due distinti gruppi. Un primo gruppo, caratterizzato dalla presenza di mandibole, mosse da forti muscoli ancorati a creste ossee del cranio, e da grandi zigomi, aveva un apparato di masticazione in grado di consentire una dieta basata sul consumo di granaglie e di erbe difficili da masticare. Gli individui di questo gruppo si  diffusero in Africa meridionale e orientale, dando origine a  tre specie, che furono assegnate al nuovo genere Paranthropus. Un secondo gruppo di australopitecine si distinse per l’affermarsi di una dieta onnivora, basata sul consumo delle carcasse dei grandi erbivori della savana, mediante l’utilizzo di strumenti in pietra. Il nuovo tipo di dieta favorì la comparsa in questi individui di nuove e più complesse forme di socialità e di un incremento delle facoltà cerebrali. Tutte queste innovazioni segnarono l’inizio di una nuova storia, quella del genere Homo.

Nel Museo di Antropologia sono presenti vari calchi, di grande valore storico e di squisita fattura, di fossili appartenenti ai generi Australopithecus, Paranthropus e Homo. Tra questi ricordiamo il calco del cranio femminile di Australopithecus africanus, da Sterkfontein in Sud Africa, che porta il nomignolo di “Mrs Ples”, il calco del cranio maschile di Paranthropus boisei e il calco della calotta cranica di Homo ergaster, entrambi dalla gola di Olduvai in Tanzania.

Cranio maschile di Paranthropus boisei dalla gola di Olduvai in Tanzania, Collezione Calchi storici, MA 9711

Cranio maschile di Paranthropus boisei dalla gola di Olduvai in Tanzania, Collezione Calchi storici, MA 9711

Calotta cranica di Homo ergaster dalla gola di Holduvai, Tanzania, Collezione Calchi storici, MA 9715

Calotta cranica di Homo ergaster dalla gola di Olduvai, Tanzania, Collezione Calchi storici, MA 9715

Bibliografia:
DI VINCENZO F., MANZI G., 2007. L’intricato cespuglio dell’evoluzione umana, in La Scimmia Nuda. Storia Naturale dell’Umanità, Catalogo a cura di Lauro C., Muscio G., Visentini P., 28-33.
MARTINI F., 2008. Archeologia del Paleolitico. Storia e culture dei popoli cacciatori- raccoglitori. Carocci Editore.

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