Scheggiatura della pietra

Grandi bifacciali acheuliani del Paleolitico inferiore da Terranera, nel bacino di Venosa (Basilicata), MA 4208, MA 4212

Grandi bifacciali acheuliani del Paleolitico inferiore da Terranera, nel bacino di Venosa (Basilicata), MA 4208, MA 4212

La scheggiatura è il processo di lavorazione della pietra. Essa può essere eseguita mediante tre principali tecniche, la percussione diretta, la percussione indiretta, la scheggiatura per pressione. La percussione diretta consiste nel battere con un percussore di pietra, di legno o di osso un blocco di materiale grezzo. Percussori di legno o di osso furono usati quasi certamente nel Paleolitico inferiore per rifinire talune delicate asce da pugno dell’Acheuleano superiore europeo fabbricate tra circa 400.000 e 200.000 anni fa. Un particolare tipo di percussione diretta è la percussione su incudine che consiste nel battere il blocco di materiale grezzo su una pietra fissa a terra, che prende il nome di incudine.
La percussione indiretta avviene interponendo tra il percussore e il blocco di materiale grezzo uno scalpello di legno o di osso. Essa consente all’artefice di controllare molto più accuratamente il punto da colpire sul blocco grezzo. La percussione indiretta fu introdotta successivamente a quella diretta e, probabilmente, fu poco praticata prima dell’avvento del Paleolitico superiore e delle culture affini, verso 50.000-40.000 anni fa.
La tecnica di scheggiatura per pressione consiste nel comprimere una stecca appuntita di corno o un altro oggetto duro contro il margine del nucleo, oppure nel pressare il margine da scheggiare contro un “compressore” stazionario. Questa tecnica di scheggiatura fu sviluppata soprattutto dai gruppi del Paleolitico superiore e più recenti, che ne fecero particolarmente uso per modificare o “ritoccare” i margini e le superfici di schegge già ottenute, piuttosto che per la produzione di schegge primarie. Alcuni uomini del Paleolitico superiore scoprirono che mediante pressione era possibile staccare schegge più lunghe e sottili se i nuclei di selce venivano precedentemente riscaldati ad alta temperatura e poi lasciati raffreddare. Le schegge derivanti da questo trattamento acquistavano una caratteristica di lucentezza permanente.
La pietra scheggiata accompagna l’intera evoluzione culturale dell’uomo da almeno 2.500.000 di anni fa;  questa tecnologia perdura in alcune parti del mondo. Le variazioni nei manufatti di pietra scheggiata guidano lo studioso nel riconoscimento di epoche e di culture.
Nel Museo di Antropologia sono presenti numerosi reperti che testimoniano l’evoluzione della tecnica di scheggiatura della pietra: ciottoli scheggiati, grandi bifacciali o “asce da pugno” e schegge sempre più varie e specializzate provenienti da varie località del Vecchio Mondo.

Bibliografia:
AA. VV., 1986. Il Paleolitico “Le Scienze Quaderni”, a cura di Fedele F., Milano, 30.
AA.VV., 2007. Testimonianze dell’uomo paleolitico tra Irpinia e Daunia, a cura di Forgione S., Soldati I., Velox Print.
BROGLIO A., 1998. Introduzione al Paleolitico, Laterza, Bari.
MARTINI F., 2008. Archeologia del Paleolitico. Storia e culture dei popoli cacciatori- raccoglitori. Carocci Editore.

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