Tecnica Levallois

Scheggia Levallois,  Collezione De Blasio, Campolattaro, Benevento, MA 1727

Scheggia Levallois, Collezione De Blasio, Campolattaro, Benevento, MA 1727

La tecnica Levallois è considerata una delle più importanti invenzioni nel campo della tecnologia litica del Paleolitico. Il nome della tecnica deriva da un sobborgo di Parigi in cui un sito paleolitico ha dato esemplari di questo tipo fin dal secolo scorso. La tecnica Levallois comparve intorno a 300.000 anni fa e venne adottata dagli ominini, individui appartenenti al genere Homo, per più di 250.000 anni. Il successo di questa innovazione risiede nella raffinatezza dei suoi prodotti, ma soprattutto nella versatilità di lavorazione. Fin dalla seconda metà del XIX secolo, il metodo Levallois fu ritenuto uno tra i più elaborati sistemi adottati nel Paleolitico per l’estrazione di schegge sottili, taglienti e regolari, dalla forma predeterminata e varia, a partire da un nodulo di pietra opportunamente predisposto, detto nucleo Levallois. Il segreto di questa tecnologia risiede proprio nell’accurata preparazione del nucleo, resa possibile dal distacco per percussione diretta di schegge preparatorie finalizzate a modellare due superfici convesse e opposte, una superiore poco marcata, dalla quale venivano estratte le schegge Levallois, e una inferiore più rilevata e grezza, destinata a fungere da piano di percussione in funzione della superficie superiore.
Assimilati i criteri tecnici di questo metodo, la superficie di scheggiatura fu sfruttata secondo modalità diverse, finalizzate all’ottenimento di manufatti sempre più elaborati. La superficie di scheggiatura poteva dare una sola grande scheggia Levallois, denominata “scheggia Levallois preferenziale” il cui contorno si inscriveva in quello del nucleo. Un’alternativa largamente applicata a questa modalità consisteva nell’ottenere da una stessa superficie di scheggiatura più schegge, di forma diversa, denominate “schegge Levallois ricorrenti”. A sua volta, la modalità ricorrente presentava una serie di varianti che consentivano di selezionare ulteriormente le caratteristiche del manufatto desiderato. Il nucleo Levallois rappresentava, pertanto, un supporto di straordinaria potenzialità economica: integrato nel bagaglio dei cacciatori paleolitici, esso fungeva da riserva mobile in grado di fornire schegge, realizzabili anche in località sprovviste di selci, in funzione delle esigenze del momento, quali macellare una preda o ravvivare una punta di giavellotto.
Il successo del metodo Levallois si deve anche all’elevata efficacia funzionale dei prodotti: impiegate come coltelli, grazie ai loro margini sottili e taglienti, le schegge, le lame e le punte Levallois recano bene impresse le usure originate nel corso del loro utilizzo; in casi più eccezionali, esse sono state addirittura rinvenute frammentarie, sotto forma di elementi di armi di offesa, nelle porzioni scheletriche delle prede cacciate.
In conclusione, questa efficace tecnologia si ritrova in contesti tanto diversi nel tempo quanto nelle caratteristiche ecologiche; è stata frequentemente accompagnata da altri metodi, rivestendo ruoli di varia importanza, contribuendo all’affermazione biologica e sociale degli individui che la praticavano.

Bibliografia:
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