Neolitico

Il Neolitico ha avuto un’importanza cruciale nella storia dell’umanità. Esso rappresenta la fase in cui l’uomo abbandona lo stadio di cacciatore- raccoglitore e diviene produttore del proprio cibo grazie all’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento. Il termine Neolitico fu coniato da Sir John Lubbock nell’opera Prehistoric Times del 1865 per definire la nuova Età della Pietra caratterizzata dalle industrie in pietra levigata. L’elemento fondamentale di tale periodo fu tuttavia la serie di profondi cambiamenti economici che portarono alla nascita dei sistemi agricoli e di allevamento. La svolta fu così sostanziale che negli anni venti del secolo scorso Vere Gordon Childe coniò la definizione di rivoluzione neolitica per enfatizzare l’irreversibilità e la globalità dei mutamenti che si verificarono e che posero le basi del mondo attuale. La rivoluzione neolitica fu un processo lento che richiese alcune migliaia di anni per svilupparsi nell’area vicino-orientale, suo focolaio d’origine, e propagarsi successivamente fino all’Europa settentrionale. Nel Neolitico l’uomo instaurò un nuovo rapporto con l’ambiente ed, in particolare, con le risorse animali e vegetali: furono addomesticate specie vegetali (orzo, grano e numerose leguminose) ed animali (capra, pecora, bue e maiale), che ancora oggi sono alla base dell’alimentazione delle popolazioni europee. Da allora l’uomo è divenuto un importante fattore ecologico, lasciando il segno della sua presenza, modificando la flora e la fauna dei territori colonizzati, contribuendo a modellare lo spazio circostante. Spesso l’uomo ha innescato veri e propri dissesti ambientali, trasformando paesaggi naturali in spazi abitati e coltivati. Le stesse comunità umane subirono significativi cambiamenti, trasformandosi, per l’instaurarsi dell’economia agricola, in comunità sedentarie che generarono i primi villaggi. I gruppi umani, radicandosi e identificandosi in un territorio, formarono abitati di dimensioni sempre maggiori, in cui le relazioni sociali tra gli individui divennero più articolate.
Nel corso del Neolitico, il nuovo sistema di vita introdusse importanti innovazioni tecnologiche, quali l’utilizzo del bastone da semina, dell’ascia in pietra levigata, della trazione animale, dell’aratro, della tessitura, di sistemi per lo stoccaggio delle derrate e di complesse strutture di combustione. Il Neolitico si contraddistingue, inoltre, per la produzione della ceramica, una delle prime materie artificiali durevoli dell’uomo. Già alcuni gruppi di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore avevano osservato che l’argilla si induriva a contatto con il fuoco, ma fu soltanto nel corso del Neolitico che si cominciarono a produrre i primi recipienti in terracotta, la cui forma e decorazione si sono evolute nel corso del tempo, consentendo all’archeologo l’identificazione delle differenti civiltà.
Le origini e i primi sviluppi del Neolitico nel Vecchio Mondo hanno luogo in un’area precisa del Vicino Oriente, la cosiddetta Mezzaluna Fertile, che abbraccia i territori attuali della Siria, della Giordania, del Libano, della Palestina e dell’Iraq. Il cambiamento epocale del Neolitico, che ha fatto seguito al lunghissimo ciclo paleolitico, si è articolato in una serie di fasi successive, che occupano complessivamente un arco di cinque millenni dal 12.000 al 7.000 a.C. Gli studi condotti negli ultimi decenni da èquipe di studiosi in diversi siti del Levante, hanno evidenziato che non è possibile definire un unico focolaio di neolitizzazione, né individuare un momento preciso per il passaggio dall’economia di predazione a quella di produzione. Si assiste ad un fenomeno di lunga durata, a cui partecipano aree diverse in momenti diversi, attraverso fasi preliminari e formative che solo nel tempo porteranno all’affermarsi dell’intero complesso di tratti caratterizzanti il Neolitico, che sarà poi esportato nel resto dell’Asia occidentale, nell’Africa settentrionale e in Europa. Il processo di diffusione del Neolitico al di fuori delle aree nucleari e marginali è attualmente oggetto di studio. Gli approcci utilizzati sono non solo di tipo archeologico, ma anche di tipo antropologico e specificamente genetico. Lo studio del DNA antico estratto dal mitocondrio delle cellule prelevate da campioni organici di epoca neolitica ha aumentato le possibilità di interpretare le complesse dinamiche di diffusione del Neolitico nel Mediterraneo e in Europa. Due modelli antagonisti di diffusione caratterizzano il dibattito scientifico: la migrazione di gruppi di coloni neolitici (diffusione demica) da un lato, e l’acculturazione progressiva di gruppi mesolitici (diffusione culturale) dall’altro. La Grecia, per la sua posizione geografica, pare essere stata la porta d’ingresso del Neolitico in Europa. In Italia i più antichi villaggi neolitici sono stati ritrovati nel Sud-Est della penisola. Numerose sono le attestazioni del Neolitico in Campania.
Bibliografia:
PESSINA A.,TINE’ V., 2008. Archeologia del Neolitico. L’Italia tra VI e IV millennio a.C. Carocci Editore.

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