Esemplare tassidermizzato o naturalizzato

Gli esemplari museali possono essere preparati con tecniche di tassidermia (dal greco taxis ‘disposizione’ e derma ‘pelle’) che consentono di conservare a secco animali morti mantenendone l’aspetto e le dimensioni naturali. Le metodiche della tassidermia sono molto diverse dai procedimenti utilizzati nel passato per imbalsamare. Tali tecniche prevedono che, dopo accurate misurazioni e osservazioni sulle fattezze dell’esemplare, l’animale venga privato della pelle; questa viene montata su un manichino di resina che riproduce la forma dell’esemplare, in modo da ricostruire l’aspetto dell’animale in condizioni naturali. L’esemplare naturalizzato viene completato applicandovi occhi di vetro e riproduzioni in resina di altri organi molli, quali ad esempio la lingua.
L’arte della tassidermia ha origini abbastanza recenti sebbene fin dagli inizi del XVIII secolo le tecniche basate essenzialmente sull’impagliatura abbiano consentito la conservazione di preziosi campioni. Durante il secolo scorso le tecniche di preparazione degli esemplari sono state notevolmente perfezionate così da consentire riproduzioni sempre più realistiche.
Importanti laboratori di tassidermia furono il Rowland Ward’s Ltd., fondato a Londra attorno al 1850, la Maison Verreaux di Parigi e il Ward’s Natural Science Establishment di Rochester (New York) nel quale operò il naturalista Carl Akeley (1864-1926), il quale insieme ad altri studiosi mise a punto le tecniche che portarono alla moderna tassidermia.
Un altro metodo di conservazione degli animali, utilizzato per organismi di piccole dimensioni, è quello di immergere direttamente l’esemplare in speciali liquidi conservativi, i più usati dei quali a base di formaldeide e di alcool etilico (etanolo).

Bibliografia:
CIPRIANI C., 2006. Appunti di museologia naturalistica. Firenze University Press, pp. 126.

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