Bipedismo

L’acquisizione della postura eretta e della locomozione bipede rappresentano requisiti necessari ad un ominide fossile per poter essere incluso tra i nostri progenitori.
Il bipedismo si sviluppò intorno a sei milioni di anni fa, ben prima che cominciasse la prodigiosa espansione del cervello e in un primo momento si affiancò senza sostituirsi alla locomozione arboricola. Il bipedismo ha preceduto il primo sostanziale incremento del volume encefalico di 2 o 3 milioni di anni, per cui l’espansione del cervello, manifestatasi verso 2 milioni di anni fa, non è stata l’evento trainante in senso ominide. Il bipedismo “obbligato”, distinto dal bipedismo su terreno associato alla conservazione delle capacità arboricole, si affermò definitivamente con Homo ergaster circa due milioni di anni fa.
Il bipedismo, comparso in ambiente di foresta, consentì un vantaggioso adattamento alla vita negli ambienti di savana e comportò cambiamenti fisiologici e scheletrici che garantirono maggiore efficienza nella corsa e resistenza nella camminata. Le modificazioni nell’anatomia dello scheletro furono così profonde che sono riconoscibili anche in elementi ossei frammentari e isolati. Esse riguardarono la posizione e l’orientamento del foro occipitale a livello del cranio, la colonna vertebrale, il bacino, che ruotò in avanti e si espanse, così da fornire nuove aree di inserzione per i muscoli glutei, fondamentali per conferire spinta ed equilibrio.
L’acquisizione del bipedismo e del portamento eretto comportò numerosi vantaggi adattativi. Liberando gli arti superiori dalla funzione di appoggio, trasformò le mani in utensili utilizzabili per numerosi scopi, quali raccogliere e trasportare il cibo e i piccoli, cacciare, accendere il fuoco, costruire capanne e soprattutto fabbricare strumenti.

Bibliografia:
FEDELE F., a cura di, 1985. Aspetti dell’evoluzione umana. Napoli.
DI VINCENZO F., MANZI G., 2007. L’intricato cespuglio dell’evoluzione umana, in La Scimmia Nuda. Storia Naturale dell’Umanità, Catalogo a cura di Lauro C., Muscio G., Visentini P., 28-33.

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